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Category Archives: Interviste

Europrogettazione Bruxelles | Intervista a Paul Lindquist, membro Piattaforma per il Monitoraggio Europa 2020 – Comitato delle Regioni

di Vito Cellamaro e Arianna Ioli


 

Secondo lei, in che modo finora la strategia Europa 2020 ha fatto la differenza? Si è registrato un contributo tangibile delle iniziative in termini di crescita?

La strategia Europa 2020 e le sue iniziative affrontano sfide cruciali che l’UE deve superare per poter assicurare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. I report annuali e le raccomandazioni specifiche per Paese mostrano una generale tendenza positiva in termini di progresso verso gli obiettivi, mentre le iniziative prioritarie hanno dimostrato il loro contributo in termini già concreti.

Ad esempio, l’Agenda per le nuove competenze e per l’occupazione ha contribuito ad affrontare le sfide legate ai problemi socio-economici, specialmente a quello del divario tra la domanda e l’offerta di lavoro, il quale rappresenta un problema fondamentale legato agli alti tassi di disoccupazione. Grazie all’iniziativa Youth on the Move, tutta una serie di politiche UE sono state adottate o consolidate, tra le quali quelle concernenti la cooperazione in campo dell’Istruzione e della formazione professionale, l’Insegnamento e l’assistenza nella prima infanzia, l’abbandono prematuro degli studi, o l’Istruzione superiore.

Tuttavia, è inoltre possibile osservare delle grandi disparità tra gli Stati Membri, disparità ancora maggiori a livello regionale. Le aree colpite più duramente dalla crisi sono costrette a concentrare la loro attenzione e le loro finanze altrove, cosa che ovviamente ha delle conseguenze negative su quelle parti di budget dedicate alle misure per favorire la crescita.

L’UE possiede ancora un forte potenziale per favorire la sua crescita, soprattutto in termini di promozione dell’innovazione, della produzione e della concorrenza. La Svezia, in questo senso, può essere presa come esempio, visto che ha addirittura superato gli obiettivi del 2020 nella maggior parte dei casi. La Contea di Stoccolma è un caso del genere, classificandosi sia come altamente sviluppata sia come la più ‘verde’ del Paese.

Adottare un metodo comparativo nello stabilire gli obiettivi e fornire report sul progresso nazionale potrebbe produrre effetti stimolanti, in quanto favorisce la comunicazione reciproca tra Stati Membri anche in aree in cui la padronanza europea manca.

Nel quadro delle iniziative prese con Europa 2020, che nuovo significato ha acquisito l’espressione ‘Europa Unita’? La strategia ha favorito una collaborazione maggiore reale tra i vari attori dell’Unione Europea, dalle istituzioni agli attori delle società civili degli Stati Membri?

La strategia Europa 2020 mira a promuovere il coinvolgimento di diversi attori; lo scopo del Semestre Europeo è quello di rafforzare la cooperazione tra le politiche economiche degli Stati Membri nella loro fase preparatoria; la Commissione incoraggia la responsabilità anche da un punto di vista regionale e locale. Tuttavia, è stata più volte riscontrata una persistente mancanza di cooperazione multilivello e un chiaro coinvolgimento dei governi locali e regionali. C’è una richiesta costante per un maggiore coinvolgimento di altri attori che potrebbero in gran misura contribuire ai Programmi Nazionali di Riforma attraverso lo scambio tematico multilaterale e la revisione paritaria. La Piattaforma di Monitoraggio Europa 2020 del Comitato delle Regioni, che sostiene la governance multilivello facilitando lo scambio di informazioni e di buone pratiche, ha riscontrato che il ruolo della cooperazione multilivello, la partnership e la governance cambia completamente da Stato a Stato, andando da molto alto a quasi inesistente. C’è bisogno di un approccio più integrato, un approccio che possa combinare sia i processi bottom-up che quelli top-down, in modo da assicurare una cooperazione più efficiente e concreta, un migliore scambio di esperienze e una migliore implementazione.

Molto spesso è stato riscontrato che le iniziative prioritarie avessero un potenziale nell’aumentare il coordinamento tra una serie di diverse politiche europee. Tuttavia, la maggior parte di esse dipende dagli stessi Stati Membri e dalla loro volontà di coinvolgere altri attori.

La strategia quindi fornisce spazio per uno scambio di visioni e di best practices, ma c’è ancora molto spazio per migliorare, in termini di standardizzazione, di scambio di esperienze e di conoscenze tra diversi attori, anche attraverso la mobilitazione di strumenti come i Programmi di Cooperazione Territoriale.

Quali nuovi iniziative proporrebbe per migliorare i risultati della strategia Europa 2020? Quale delle esistenti migliorerebbe o approfondirebbe?

Tutte le iniziative sono interconnesse e mirano a obiettivi fondamentali che l’UE nel suo insieme cerca di raggiugnere – maggiore occupazione, efficienza energetica, crescita economica. La strategia dovrebbe dunque essere già trasversale in quelle politiche che hanno bisogno di essere elaborate. Tuttavia, non si tratta meramente di queste iniziative: anche le politiche e gli strumenti del mercato unico, oppure i fondi di coesione sociale e di sviluppo regionale, giocano un ruolo che contribuisce agli obiettivi di Europa 2020.

Prima di tutto, dovremmo rivedere da vicino le iniziative esistenti, valutando le sinergie e le sovrapposizioni e adattarle alle sfide e agli sviluppi attuali, inclusi i Fondi Strutturali 2014-2020. Sarebbe ideale anche un approccio più trasversale che instauri legami tra le varie iniziative.

In secondo luogo, emergono problematiche sempre nuove che le società devono affrontare. Ci si dovrebbe occupare dell’integrazione degli immigrati nella società e della loro occupazione, una sfida che l’Europa affronterà nei prossimi dieci anni. A questo proposito, bisognerebbe concentrarsi nell’aumentare l’occupazione di tutte le fasce di età e nel migliorare le condizioni per i giovani e i migranti per entrare prima nel mondo del lavoro.

Si potrebbe suggerire il lancio di una nuova iniziativa in termini di promozione delle infrastrutture, delle competenze amministrative e dell’innovazione nel settore pubblico, essendo queste sfide attuali considerate come ostacolo all’implementazione di molte politiche.

Infine, bisogna promuovere e rafforzare la cooperazione in modo da favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, l’uso di energie rinnovabili e quindi contribuire alla crescita.

Il programma Erasmus è sempre stato considerato come un modello per la diffusione dello spirito di integrazione europea. Secondo lei quale iniziativa o programma iscritto nel quadro della strategia Europa 2020 potrà avere questo ruolo?

Youth on the Move costituisce un’iniziativa importante, seguita ora da Garanzia Giovani e dal pacchetto Occupazione Giovani. È di vitale importanza fornire ai giovani opportunità di lavoro ed è stato dimostrato che gran parte di essi non conosce o non capisce molto di queste iniziative, portatrici di opportunità. Queste iniziative promuovono riforme nei sistemi di istruzioni e formazione e allo stesso tempo si concentrano sul potenziamento delle abilità attinenti. Forniscono metodi per incoraggiare la mobilità transnazionale come modo per arricchire i giovani di competenze ed esperienze e quindi facilitando il loro accesso al mercato del lavoro. Aiutano inoltre i giovani a nutrire un senso di cittadinanza e identità europea, a promuovere inclusione, la solidarietà e la tolleranza, indispensabile al giorno d’oggi.

Ogni iniziativa ha il suo potenziale, se vengono adottati e finanziati simili programmi di scambio. l’Unione dell’Innovazione possiede una serie di sotto-iniziative che cercano di promuovere l’innovazione nelle città e nelle regioni. È difficile che qualcosa abbia lo stesso successo e popolarità dell’Erasmus. Il problema sta nell’accesso ai fondi o nell’uso insufficiente dei fondi disponibili e di cui i beneficiari possono usufruire – e questo può essere dovuto a una scarsa informazione, conoscenza o comprensione. Però, i giovani sono un bersaglio più facile, in quanto estremamente flessibili, alla ricerca di esperienza e desiderosi di viaggiare. Non si può applicare lo stesso modello agli adulti, alle PMI o ad altri attori, dai quali non ci si può aspettare per ovvie ragioni un certo grado di flessibilità.

Esistono settori della strategia Europa 2020 che necessitano di un intervento ancora maggiore?

Le revisioni di metà mandato di Europa 2020 mostrano che la strategia ha bisogno di una dimensione più territoriale. Questo significa che c’è bisogno di obiettivi differenziati a livello territoriale per poter permettere ai territori di contribuire in modo realistico, in base alle loro capacità e al loro potenziale. Come si può immaginare, una regione rurale affronta sfide diverse rispetto a un’area metropolitana.

Inoltre, le Raccomandazioni Specifiche per Paese dovrebbero prendere in considerazione la divisione dei poteri e il grado di governance multilivello all’interno degli Stati Membri. Prendere in considerazione le differenza nella distribuzione dei potere e delle competenze aiuterebbe a operare miglioramenti nelle politiche identificando quei divari in cui una maggiore cooperazione tra i diversi livelli di governo dovrebbe essere migliorata.

Ci sono state diverse richieste per una maggiore implementazione dei cosiddetti “soft tools” in termini di monitoraggio regolare, che permetterebbe alle autorità regionali di avere dei chiari indicatori di progresso, fornendo loro assistenza nell’implementazione o incentivi.

Infine, come già menzionato, sarebbe ideale un maggiore intervento in termini di miglioramento delle capacità amministrative, di modernizzazione del settore pubblico e di promozione dell’innovazione in questo ambito.

Si sente spesso parlare di fondi europei che non vengono spesi in progetti da parte delle regioni dei vari Stati Membri. Che tipo di intervento consiglia affinché i fondi vengano effettivamente usati e spesi al meglio da ogni regione?

Le ragioni dell’assenza di investimento e gestione di questi fondi variano da regione a regione. si può trattare di un onere amministrativo, di una mancanza di capacità amministrative o cooperazione tra i diversi livelli del governo, di una gestione finanziaria inefficiente o persino di corruzione. Si dovrebbe dedicare più attenzione al bisogno di meno burocrazia e all’elaborazione di un sistema migliore per allocare i fondi.

È possibile osservare come il sistema funziona in alcune regioni, dove il ruolo e il coinvolgimento delle autorità, soprattutto in termini di cooperazione e di scambi reciproci, è fondamentale.

Bisogna aumentare l’accesso all’informazione, ma per poter fornire l’informazione ai beneficiari finali, cioè i cittadini, sono le autorità nazionali, locali e regionali a dover giocare un ruolo chiave nel fornirle al pubblico. Questo richiede un certo grado di cooperazione. Le condizioni si possono migliorare se ci si concentra sulla modernizzazione e sull’innovazione dell’amministrazione pubblica, sia in termini di formazione degli impiegati pubblici, sia in termini di gestione delle finanze pubbliche.

In molti casi, c’è bisogno di una volontà politica su tutti i livelli che possa assicurare una gestione efficiente dei fondi.

A parte ciò, esiste ancora un evidente divario tra i fondi pubblici disponibili sui diversi livelli di governo e quelli invece necessari per poter raggiugnere gli obiettivi di Europa 2020.

Che tipo di impatto ha avuto la strategia Europa 2020 a livello di sviluppo regionale? La sua implementazione è risultata in esiti tangibili a livello locale?

Dal 2010, la Piattaforma di Monitoraggio Europa 2020 del Comitato delle Regioni ha pubblicato report concentrati in modo specifico sulla prospettiva regionale. L’ultimo della serie svela una decina di iniziative regionali di successo inscritte nella strategia Europa 2020 che hanno portato a miglioramenti in determinati ambiti. In questi report è inoltre possibile osservare chi sono gli stakeholders diversi dalle autorità pubbliche e come essi possono essere coinvolti. La volontà degli attori è sempre fondamentale. Ad esempio, se una contea decidesse di essere leader nella transizione in una società verde e rinnovabile, si adattano l’agenda, gli obiettivi e le decisioni per perseguire questo obiettivo. Sta a ogni individuo fare lo stesso, usare le iniziative e beneficiare dei fondi disponibili. Allora la strategia Europa 2020 può avere un impatto tangibile. Il Comitato ha inoltre adottato una dichiarazione nel marzo 2014 ad Atene sulla revisione di metà mandato della strategia che costituisce il nostro principale contributo a questo processo. A livello locale si è in attesa della pubblicazione della strategia rivista nell’estate del 2015 e desiderosi di lavorare alla sua implementazione.

Lo scambio reciproco è la chiave, dal momento che le autorità locali e regionali giocano un ruolo fondamentale nell’implementazione. Ad esempio, circa il 50% della spesa per l’istruzione avviene a livello sub-nazionale e due terzi dell’investimento pubblico è implementato dalle autorità regionali e locali. Questi sono gli attori che possiedono l’esperienza e che conoscono la situazione reale e quindi il loro ruolo è indispensabile per eseguire i programmi dell’UE con successo.

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    Nostra intervista a Markku Markkula, Presidente del Comitato europeo delle Regioni

    di Roberta Papaleo e Vito Cellamaro, 2016


     

    Presidente Markkula, secondo lei in che modo finora la strategia Europa 2020 ha fatto la differenza? Si è registrato un contributo tangibile delle iniziative in termini di crescita?

    Secondo me sì. In particolare, la strategia Europa 2020 ha portato gli obiettivi su un nuovo livello e affinato le azioni. La sfida principale negli ultimi anni è stata capire come raggiungere questi obiettivi.

    Nel quadro delle iniziative prese con Europa 2020, che nuovo significato ha acquisito l’espressione ‘Europa Unita’? La strategia ha favorito una collaborazione maggiore reale tra i vari attori dell’Unione Europea, dalle istituzioni agli attori delle società civili degli Stati Membri?

    Sì, lo penso. In base alle priorità che il Comitato delle Regioni ha identificato per il periodo 2015-2020, c’è bisogno di concentrare le azioni sul movimento bottom-up. È un movimento in avanzamento, sia a livello municipale che in termini di cittadini, imprese, università e di altre comunità. In questo senso, il Comitato delle Regioni è una delle istituzioni chiave a livello europeo.

    Quali nuovi iniziative proporrebbe per migliorare i risultati della strategia Europa 2020? Quale delle esistenti migliorerebbe o approfondirebbe?

    Il Comitato ha espresso in diverse opinioni che l’Europa ha bisogno di attivare delle partnership tra le città e le regioni e di promuovere attività innovative tra questi due gruppi in tutti i più importanti settori dove c’è bisogno di riforme. Abbiamo bisogno di innovazione nella società, che può essere incoraggiata da un più affinato uso di strategie regionali di specializzazione intelligenti, definite dalle regioni stesse. Chi prende le decisioni in politica, sia a livello regionale che europeo, deve mettere l’accento sull’importanza dell’attività delle strategie di specializzazione, dove il movimento bottom-up incontra gli obiettivi della strategia Europa 2020.

    Il programma Erasmus è sempre stato considerato come un modello per la diffusione dello spirito di integrazione europea. Secondo lei quale iniziativa o programma iscritto nel quadro della strategia Europa 2020 potrà avere questo ruolo?

    I programmi settoriali per l’istruzione continueranno a svolgere un ruolo chiave in futuro, ma l’Unione dell’Innovazione produrrà sempre più risultati rendendo più veloce la crescita sostenibile attraverso una maggiore cooperazione a livello europeo. Le idee migliori verranno rielaborate insieme e adattate in modo da poterle applicare in tutta Europa.

    Esistono settori della strategia Europa 2020 che necessitano di un intervento ancora maggiore?

    Di certo c’è molto lavoro da fare in molti settori. La digitalizzazione sta già cambiando il modo di pensare globale. Il completamento del Mercato Unico Digitale ha quindi la massima priorità.

    Si sente spesso parlare di fondi europei che non vengono spesi in progetti da parte delle regioni dei vari Stati Membri. Che tipo di intervento consiglia affinché i fondi vengano effettivamente usati e spesi al meglio da ogni regione?

    La Commissione Europea ha creato un gruppo di esperti, guidato da Siim Kallas [presidente del gruppo di alto livello per la semplificazione ed ex Commissario per i Trasporti, ndr], per semplificare la gestione dei fondi dell’UE, sopratutto il Fondo di Coesione. Attendo con speranza i risultati del loro lavoro. L’impatto deve essere al centro di tutta la progettazione. Possiamo aumentare considerevolmente la flessibilità nell’uso dei fondi e ridurre le istruzioni dettagliate e i controlli, fintanto che il progetto produce dei risultati significativi.

    Che tipo di impatto ha avuto la strategia Europa 2020 a livello di sviluppo regionale? La sua implementazione è risultata in esiti tangibili a livello locale?

    La strategia Europa 2020 ha riunito e guidato gli obiettivi sul livello europeo. Ora è il momento di concentrare l’attenzione sulle attività rivolte alle città e alle regioni, in modo che le loro best practices possano essere affinate e diffuse ovunque. Al Comitato delle Regioni abbiamo documentato ampiamente questi risultati. Ancora più di prima, abbiamo bisogno di sinergie e cooperazione di natura trasversale. La nuova struttura organizzativa della Commissione Europea, dove i vice-presidenti coordinano il lavoro di diversi Commissari e DG con l’obiettivo di aumentare l’armonia, può dare il suo contributo in questo senso.

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    Nostra intervista a MARIAN THYSSEN, Commissario europeo Occupazione, Affari Sociali e Inclusione #europrogettazione

    di Roberta Papaleo e Vito Cellamaro, 2016


     

    Commissario Thyssen, secondo lei, in che modo finora la strategia Europa 2020 ha fatto la differenza? Si è registrato un contributo tangibile delle iniziative in termini di crescita?

    Credo che Europa 2020 sia stata una parte centrale dell’ampia strategia di ripresa dell’UE e che costituisca un modello di crescita per il futuro. È vero che i progressi fatti sui cinque obiettivi della strategia Europa 2020 sono stati, finora, contrastanti: l’UE è sulla strada giusta per raggiungere gli obiettivi in tema di istruzione, clima ed energia, ma questo non è il caso per l’occupazione e la ricerca e lo sviluppo, e la situazione è peggiorata anche in termini di riduzione della povertà. Lo stato di avanzamento in merito agli obiettivi della strategia Europa 2020 è uno dei principali fattori presi in considerazione dalla Commissione al momento di decidere le Raccomandazioni Specifiche per Paese nell’ambito del Semestre Europeo di coordinamento della politica economica. Di fatto vediamo che queste raccomandazioni hanno un’influenza significativa sulle politiche degli Stati Membri. Tuttavia, durante il periodo di crisi è stato necessario trovare un difficile equilibrio tra sostenibilità finanziaria, riforma e investimento. A volte questo è andato a spese del progresso a breve termine. Con la graduale ripresa dell’economia e con una sempre maggiore disponibilità fiscale, speriamo che la bilancia possa pendere di più verso un maggiore investimento nel far progredire gli obiettivi della strategia Europa 2020.

    Nel quadro delle iniziative prese con Europa 2020, che nuovo significato ha acquisito l’espressione ‘Europa Unita’? Lei crede che la strategia abbia favorito una collaborazione maggiore reale tra i vari attori dell’Unione Europea, dalle istituzioni agli attori delle società civili degli Stati Membri?

    Credo che la cooperazione sia di certo maggiore, ma si può fare ancora meglio. Negli ultimi anni, la Commissione ha gradualmente instaurato un dialogo più profondo e permanente con gli Stati Membri. Questo è stato possibile attraverso incontri bilaterali, discussioni più mirate all’interno del Consiglio e più missioni nelle capitali. Questi dialoghi verranno ulteriormente intensificati. Tuttavia, uno degli esiti di una recente consultazione pubblica sulla strategia Europa 2020 1 è il fatto che la sua implementazione è stata influenzata dalla debolezza in termini di consapevolezza, coinvolgimento ed esecuzione. La Commissione ha quindi reagito a questo risultato e in ottobre sono state annunciate 2 delle azioni mirate a rafforzare la legittimità, la responsabilità e l’affidabilità democratica del Semestre. Tra esse anche un maggiore controllo da parte del Parlamento Europeo, un’interazione più efficiente con i parlamenti nazionali e una maggiore attenzione al contributo dei partner sociali nazionali.

    Quali nuovi iniziative proporrebbe per migliorare i risultati della strategia Europa 2020? Quale delle esistenti migliorerebbe o approfondirebbe?

    Ci siamo già adoperati per rilanciare il Semestre Europeo, uno strumento chiave per il compimento di Europa 2020. La Commissione Juncker ha già ottimizzato in maniera notevole il Semestre Europeo nel suo primo anno, permettendo un dialogo più aperto con gli Stati Membri attraverso la pubblicazione di rapporti specifici per ogni paese già in febbraio, tre mesi dopo la finalizzazione delle Raccomandazioni Specifiche per Paese. Abbiamo appena emanato delle raccomandazioni per l’euroarea 3 , invece di aspettare di farlo insieme alle Raccomandazioni. Questo farà sì che le discussioni e le raccomandazioni per l’euroarea verranno elaborate prima di quelle per Paese, di modo che le sfide comuni vengano affrontate in modo coerente da parte di tutti. Inoltre, l’occupazione e gli affari sociali hanno caratterizzato l’Analisi Annuale della Crescita che ha lanciato il Semestre Europeo. I partner sociali dovrebbero giocare un ruolo cruciale in questo senso. La Commissione garantirà inoltre che l’equità sociale ottenga una maggiore attenzione nell’ambito dei programmi di regolazione macroeconomica, come per il caso della Grecia, dove la Commissione aveva preparato anche la prima valutazione di impatto sociale. Speriamo che questi passi in avanti miglioreranno il sistema di governance economica, che a sua volta porterà a un miglioramento nell’implementazione della strategia Europa 2020. La Commissione non intende cambiare la strategia Europa 2020. Sfrutteremo al meglio la strategia esistente e i suoi strumenti migliorando la sua implementazione e monitorandola nel contesto del Semestre Europeo. Allo stesso tempo, avvieremo un processo per lo sviluppo di una visione a lungo termine che vada oltre l’orizzonte dell’anno 2020, anche alla luce degli Obiettivi per lo Sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite per il 2030.

    Il programma Erasmus è sempre stato considerato come un modello per la diffusione dello spirito di integrazione europea. Secondo lei quale iniziativa o programma iscritto nel quadro della strategia Europa 2020 potrà avere questo ruolo?

    Credo che il programma Erasmus sia e rimarrà un grande esempio e un grande successo. Stimola l’integrazione europea in un modo che nessun altro programma è capace di fare. Investe nei giovani e sostiene la loro identità europea nella diversità che la nostra Unione ha da offrire. Penso che non dovremmo cercare di rimpiazzare questo grande esempio: dobbiamo usarlo come base per lo sviluppo e dobbiamo farlo rendendo più visibili i risultati delle nostre azioni in altri campi. Pochi sanno, ad esempio, che il Fondo Sociale Europeo sostiene più di 10 milioni di persone, per lo più finanziando la loro formazione. Questo influenza spesso in maniera molto positiva le vite di molti. In milioni di casi nel corso degli anni, questo sostegno ha permesso a molti di rientrare nel mercato del lavoro o di trovare occupazioni migliori. Quando si hanno casi di successo, se ne dovrebbe parlare.

    Esistono settori della strategia Europa 2020 che necessitano di un intervento ancora maggiore?

    La consultazione pubblica sulla strategia Europa 2020 ci ha permesso di identificare le principali debolezze della strategia stessa. In particolare:

    • l’assenza di visibilità delle iniziative prioritarie;
    • la necessità di migliorare l’esecuzione e l’implementazione della strategia;
    • un insufficiente coinvolgimento dei principali stakeholders;
    • la mancanza di progresso nel raggiungere gli obiettivi in termini di occupazione, ricerca e sviluppo e riduzione della povertà.

    Come già indicato, ci stiamo muovendo su tutti questi fronti per migliorare la strategia e concretizzare i suoi obiettivi.

    Si sente spesso parlare di fondi europei che non vengono spesi in progetti da parte delle regioni dei vari Stati Membri. Che tipo di intervento consiglia affinché i fondi vengano effettivamente usati e spesi al meglio da ogni regione? 

    È assolutamente fondamentale che gli Stati Membri e le regioni facciano il miglior uso possibile dei fondi europei e la Commissione fornisce un’importante assistenza operativa, nonché finanziaria, in questo senso. Questo sostegno è stato rafforzato per il periodo 2014-2020. Inoltre, abbiamo semplificato le regole, rendendo più facile la richiesta di rimborsi per le spese effettuate. Questo comprende, ad esempio, l’uso di costi forfettari (il che significa, ad esempio, che per la formazione può essere conteggiata una somma unica invece che un conto dettagliato delle spese effettuate, che vanno dal catering, alle quote dei partecipanti, al materiale cartaceo, e così via).

    Pensa che l’immagine esterna dell’Europa sia cambiata con l’implementazione delle iniziative della strategia europa 2020 dal punto di vista della situazione occupazionale dei giovani, ad esempio con le iniziative Youth on the Move e Agenda per nuove competenze e nuovi lavori?

    Secondo me, queste iniziative sono un buon esempio di come l’UE possa avere un impatto positivo sulla vita delle persone, e in questo senso migliora anche l’immagine dell’UE. Nell’ambito dell’iniziativa Youth on the Move è stato fatto molto per rendere l’istruzione e la formazione più attinenti ai bisogni dei giovani, per incoraggiarli ad approfittare dei vantaggi delle borse di studio dell’UE e per incoraggiare i Paesi europei ad adottare misure che semplifichino il passaggio dall’istruzione al mondo del lavoro. L’iniziativa Agenda per nuove competenze e nuovi lavori identifica azioni concrete per favorire l’elaborazione di riforme che migliorino la flessibilità e la sicurezza sula mercato del lavoro (la cosiddetta ‘flexicurity’), fornendo a ogni individuo le giuste competenze per i lavori di oggi e di domani, migliorando la qualità delle occupazioni e assicurando delle condizioni di lavoro migliori, nonché favorendo la creazione di posti di lavoro.

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