L’Europa siamo noi: A difesa del Sogno Europeo

da | 10 Mar 2025 | Europrogettazione | 0 commenti

#lEuropaSiamoNoi

Europa Business School, Business School con sede a Firenze che fa formazione sui Progetti Europei, si unisce alla chiamata di Michele Serra. Con felicità e orgoglio.

Quando nel 1950 Robert Schuman diede il via alla CECA (la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), fece una dichiarazione che cito spesso ai miei studenti nella lezione dedicata alle Istituzioni Europee:

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

Creativi, gli sforzi. Perché dopo i 50 milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale, solo creativi sarebbero potuti essere. Eppure, dopo 75 anni di pace all’interno, continuano ad essere bellici gli sforzi ai confini del continente europeo e troppo poco creativi quelli dell’Europa che, nel frattempo, si è fatta, ma non riesce a stare del tutto unita nella diversità. Né a far sentire la propria voce come una: plurale, democratica, libera, forte e distinta da tutto il resto del mondo proprio in quanto Europa.

Ma oggi, sono molte le generazioni che possono dirsi europee. Nate e cresciute dando per scontata un’Europa senza frontiere e senza passaporti, un’Europa con un Parlamento che si vota, un’Europa dove si va in Erasmus perché c’è una Commissione che ogni sette anni approva il programma e lo finanzia.

Sono queste le generazioni (come la mia) chiamate in causa per un esame di coscienza su cosa significhi sentirsi europei oggi – o semplicemente esserlo anche senza sentirlo più di tanto. Perché un’Europa che non c’è, non è un’opzione possibile.

I cittadini europei non sono bambini sperduti, ma adulti a cui viene chiesto uno sforzo creativo nel presente, per dare senso a un processo iniziato a metà del secolo scorso.

E allora non c’è da meravigliarsi se Michele Serra chiama, e loro rispondono. Noi rispondiamo. Perché a volte basta lo sforzo creativo di uno speciale per mettere orgogliosamente in moto i molti che non aspettavano altro che la prima stella gialla su fondo blu da cui far partire il girotondo.

Siamo noi, i nuovi indigeni dell’Europa in cui siamo nati, a dover dipingere di blu le nostre facce per difendere quel sogno di pochi che è diventato realtà di molti.

Io gestisco, dal 2019, una Business School che fa formazione sui Fondi Europei e divulgazione su tematiche europee. Mi sento a casa, in Europa. I miei studenti ed ex studenti sono cittadini europei che scrivono progetti per l’Europa in cui vogliono vivere. I miei figli, nati in Italia e cresciuti tra l’Olanda, l’Italia e la Spagna, sono bambini europei.

Posso dire con certezza che noi tutti ci siamo. E non vedevamo l’ora di esserci.

Arianna Ioli
Direttrice di Europa Business School, Firenze